Ven 21 Apr 2017 | Categoria: Noi per Voi

Fitoterapici e malattie cardiovascolari: dagli esperti chiarimenti sulla ricerca del Gemelli pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology

 

Ben il 22% degli italiani fa uso di prodotti fitoterapici1, non solo contro il mal di testa, per alleviare i dolori mestruali e curare i malanni di stagione, ma anche per la salute del cuore. Se è vero, infatti, che l’olio di semi di lino, il cardo mariano, i semi d’uva, il tè verde, il biancospino, l’aglio e la soia potrebbero avere un’azione benefica sui livelli di pressione arteriosa e di lipidi nel sangue e sul controllo glicemico, è altrettanto vero che tali benefici devono ancora essere confermati in studi clinici affidabili.
 
È quanto emerge da una ricerca svolta dalla Fondazione Policlinico Universitario Gemelli e dalla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica di Roma, e pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology. Ad essere prese in esame, 42 sostanze erboristiche usate per il trattamento di malattie cardiovascolari, tra cui ipertensione, scompenso cardiaco, cardiopatia ischemica, colesterolo e trigliceridi, e malattie vascolari.
 
«A oggi – spiega Rossella Liperoti, del gruppo di ricerca - si può concludere che l’utilizzo dei fitoterapici per il trattamento delle malattie cardiovascolari non è supportato da adeguate evidenze scientifiche. I medici devono indagare l’uso di fitoterapici con i pazienti, poiché in molti casi l’utilizzo non viene neanche dichiarato al medico. I medici devono comunicare adeguatamente con i pazienti e discutere con chiarezza i possibili benefici e rischi connessi all’utilizzo di tali prodotti». 
 
La ricerca è stata oggetto di particolare attenzione dei media, alcuni dei quali hanno riportato esclusivamente le conclusioni dello studio, senza approfondire ad esempio gli aspetti relativi alla sicurezza e allo stato regolatorio di questi prodotti, a discapito di una corretta informazione al consumatore. Come avvenuto in passato, infatti, le informazioni incomplete e, in alcuni casi, errate sugli integratori a base di erbe, hanno il solo effetto di creare incertezza e false convinzioni nel pubblico di riferimento.
 
È per questa ragione che FederSalus si impegna puntualmente nel ripristino di un’informazione corretta, nell’interesse dei suoi associati e di tutti i consumatori, anche attraverso la voce dei suoi consulenti scientifici.
 
«L’articolo pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology, non risulta essere una revisione sistematica né una meta-analisi ma solo una selezione di voci bibliografiche scelte dagli autori» - afferma Arrigo Cicero, Presidente della Società Italiana di Nutraceutica, SINUT. «Inoltre, non è assolutamente chiaro come siano state selezionate le piante prese in esame, alcune delle quali non hanno una chiara indicazione cardiovascolare. La soia, ad esempio, è suggerita come alimento e non come fitoterapico, così come altre piante con proprietà curative che vanno ben distinte dalle erbe semplici. E’ opportuno, insomma, non fare di ogni erba un fascio».
 
Per contribuire a un’informazione corretta sull’utilizzo razionale ed appropriato degli integratori a base di piante, è opportuno fare chiarezza sulla differenza tra i farmaci fitoterapici veri e propri, distinti dai prodotti di erboristeria e dalle erbe semplici.
I farmaci fitoterapici sono tutti quei medicinali il cui principio attivo è vegetale. Questi farmaci sono stati ufficialmente approvati dal Ministero della Salute, che ne ha verificato la loro qualità, efficacia e sicurezza, e sono venduti solo in farmacia, alcuni dietro presentazione di ricetta medica e altri come farmaci da banco.
 
I prodotti di erboristeria sono invece degli estratti, un insieme di sostanze vegetali mescolate in specifiche proporzioni di cui però non è stato individuato il singolo principio attivo e che quindi non possono essere definiti farmaci. Alcuni di questi prodotti sono farmacologicamente attivi, riconosciuti cioè in grado di curare alcune malattie, altri sono stati definiti ufficialmente privi di pericolosità, altri ancora sono stati considerati alimenti. I prodotti farmacologicamente attivi possono essere venduti nelle farmacie e nelle erboristerie, i prodotti privi di pericolosità solo nelle erboristerie.
«Inoltre, - continua Cicero - è bene considerare che la review è finalizzata a un pubblico internazionale e non tiene in considerazione le limitazioni e le regolamentazioni locali italiane che tutelano il soggetto con un’etichetta, che nel caso degli integratori a base di erbe, per legge devono riportare il loro contenuto».
«Come ribadito dai ricercatori dello studio, è importante informare sempre il proprio medico dell'uso di questi prodotti. E’ il medico a dover discutere col paziente rischi e benefici connessi dal loro impiego nei casi di problemi cardiovascolari, o di altre patologie" – conclude Cicero.
 
 
1In base ai dati presentati da GfK in occasione del Seminario FederSalus dello scorso 9 marzo, si può parlare di un attitudine al naturale e ai prodotti a base di erbe che coinvolge il 22% della popolazione italiana adulta. Questa percentuale diventa il 27% nelle fasce di popolazione 18 – 34 anni e 35-54 anni.