Lun 19 Giu 2017 | Categoria: Persone

Intervista all’eurodeputato Alberto Cirio, membro della Commissione per l'ambiente la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI)

 
Lo scorso 5 giugno, l’on. Alberto Cirio (PPE - FI), membro della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI), ha fatto visita allo stabilimento industriale torinese della Farmaceutici Procemsa Spa, azienda che siede nel Consiglio Direttivo di FederSalus.

On. Cirio, l'armonizzazione dei requisiti normativi nel settore degli integratori alimentari in Europa non si è sviluppata in modo significativo negli ultimi anni. La mancanza di un vero e proprio mercato armonizzato pone ostacoli al commercio intraeuropeo poiché gli stessi ingredienti hanno una regolamentazione diversa nei vari Stati Membri. Come possono le Associazioni che rappresentano il settore far sentire la propria voce nel panorama istituzionale europeo, per dare un maggiore impulso all’armonizzazione del settore degli integratori alimentari?
Da una parte è importante andare in Europa come fronte internazionale compatto e dall’altra interagire con i deputati che rappresentano il proprio Paese, perché sono la voce del territorio in sede europea. Far conoscere il punto di vista del settore e fornire informazioni utili per evidenziare i vantaggi di un’armonizzazione normativa è indispensabile per mettere il Parlamento UE, in particolare la Commissione ENVI che si occupa dei temi legati ad ambiente, salute e sicurezza alimentare, in condizione di fare leva politica sulla Commissione europea, che è poi quella deputata a legiferare. Gli Stati membri fanno resistenza a rinunciare a materie di propria competenza. Bisogna convincerli dell’utilità di convergere su una legislazione comune.
Nell'ottobre 2015 la Commissione ha pubblicato una Road Map che conferma l'intenzione di valutare una possibile revisione del regolamento (CE) n. 1924/2006, concentrandosi in particolare sulla strategia da adottare per i preparati vegetali (botanicals) contenuti negli integratori alimentari. La tabella di marcia prevede il completamento di uno studio da parte di un Contractor, per conto della Commissione, della situazione attuale e del mercato entro la fine di quest'anno. Nella Sua esperienza, che cosa potrebbero fare le Associazioni per incoraggiare una proposta concreta da parte della Commissione?
Il mio consiglio è di attendere che lo studio venga reso noto per valutarne l’esito. Se rispecchia il punto di vista del settore, il comparto unito a livello internazionale potrà chiedere al Parlamento UE di far pressione sulla Commissione affinché proceda a una rapida stesura di una proposta di revisione e relativa adozione. In caso contrario, il Parlamento potrà farsi promotore di una relazione di iniziativa per controbilanciare l’impostazione emersa.
L'assenza di una legislazione armonizzata in materia di botanicals a livello europeo inibisce notevolmente la crescita di un vero e proprio mercato interno per gli integratori alimentari contenenti botanicals. Pensa sia possibile promuovere il modello regolatorio italiano a livello UE, almeno in parte, come soluzione per armonizzare la legislazione sui botanicals?
Si può sicuramente lavorare di concerto con la Rappresentanza italiana permanente a Bruxelles e con i deputati del nostro Paese, per fare in modo che si converga sul modello italiano, come esempio virtuoso.
Pensa che la Commissione ENVI possa svolgere un ruolo importante per fare in modo che la Commissione tenga in considerazione quanto è stato fatto a livello nazionale, nel formulare un approccio europeo per le indicazioni sulla salute dei botanicals? Cosa possono fare le aziende insieme alla Commissione ENVI per raggiungere questo obiettivo?
Credo possa essere molto utile raccogliere in un documento condiviso a livello internazionale quelli che sono i desiderata del settore e fornire tutte le informazioni utili a evidenziare i benefici di una maggiore armonia normativa, in modo che la Commissione ENVI del Parlamento europeo abbia validi strumenti per fare pressione sulla Commissione Ue.
Gli studi internazionali sulla nutrizione evidenziano il ruolo positivo degli integratori alimentari nella riduzione della spesa sanitaria pubblica. A livello Europeo, pensa che il ruolo della supplementazione nella riduzione dei costi sanitari possa essere ulteriormente studiato e promosso? 
Assolutamente sì. L'Italia spende ogni anno per la salute più di 140 miliardi di euro. A livello pubblico è la seconda voce della spesa statale. Parliamo in media di un costo di oltre 2.400 euro a cittadino e, con l'invecchiamento della popolazione, questo dato non potrà che continuare a crescere, mentre diminuirà il numero di contribuenti netti. La promozione di corretti stili di vita e di una sana cultura alimentare e sportiva sono elementi fondamentali da continuare a sviluppare, per garantire il benessere collettivo e prevenire molte malattie, ma anche per cercare di abbattere i costi del nostro sistema sanitario. La ricerca scientifica ha reso gli integratori alimentari un supporto valido in questa direzione, in particolare nel nostro Paese dove il comparto rappresenta un'eccellenza a livello internazionale, con decine di migliaia di persone impiegate nel settore. Quindi non può che essere auspicabile maggiore ricerca su questo tema, per evidenziare il ruolo positivo che possono avere sulla nostra salute e sull’impatto della spesa sanitaria.
FEDERSALUS e EHPM sono impegnate per mantenere un alto standard di qualità per gli integratori alimentari. La nostre aziende sono favorevoli all'armonizzazione delle norme di qualità e di sicurezza a livello europeo, ma hanno anche bisogno che il nostro mercato e il consumatore siano protetti da prodotti fraudolenti che entrano nell'UE via Internet. Secondo Lei, una soluzione efficace da adottare a livello dell'Unione potrebbe concretizzarsi in un approccio che armonizzi le norme di qualità e sicurezza per l'industria dell'UE, e allo stesso tempo, istituisca un sistema per garantire che i prodotti commercializzati sul mercato dell'UE da paesi terzi siano conformi a questi standard?
Deve assolutamente essere così, perché nel momento in cui in Europa vengono definiti alti standard di qualità e sicurezza (non solo in questo settore, ma in qualunque ambito merceologico), standard che le nostre aziende si impegnano con serietà e precisione a garantire, è determinante che anche i prodotti importati da Paesi Extra Ue rispettino e siano in linea con tali disposizioni. Altrimenti la concorrenza sarebbe sleale e il danno per la nostra economia enorme.