Mer 25 Ott 2017 | Categoria: Persone

Intervista alla Dottoressa Floriana Raso, Membro del Consiglio Direttivo di Federsalus e Coordinatrice del Gruppo di Studio Botanicals

 
Nel contesto europeo, il settore degli integratori alimentari italiano ricopre una posizione di leadership sotto molti aspetti, primo fra tutti la qualità della produzione.

Le attuali lacune regolatorie, se non affrontate in maniera organizzata e proattiva, rischiano di frenarne lo sviluppo.

Forte sostenitore del valore della tradizione d’uso e della opzione 2b, il Gruppo di Studio Botanicals di FederSalus sta lavorando da tempo per identificare un indirizzo adeguato alla ridefinizione del quadro normativo dei botanicals attraverso proprio la definizione di un modello basato sulla tradizione d’uso e sulle indicazioni fisiologiche italiane da sostenere a livello europeo.
Ne parliamo con la Dottoressa Floriana Raso, Membro del Consiglio Direttivo di Federsalus e Coordinatrice G.d.S. Botanicals di FederSalus.

Dott.ssa Raso, obiettivo dell’Europa è garantire qualità e sicurezza al consumatore di prodotti botanici a partire dalla proposizione di claim adeguati. In questi anni si è molto dibattuto su quale debba essere il modello da applicare, senza trovare una soluzione condivisa che interrompesse questa situazione di stallo. Cosa rende distintivo, valido ed esportabile il modello italiano di tradizione d’uso?
Il modello italiano di tradizione d’uso ha il peculiare vantaggio di basarsi su una lista di effetti fisiologici riconosciuti dal Ministero della Salute. Questo è stato il nostro punto di partenza. Mentre in altri contesti si discute su cosa possa essere fisiologico e cosa terapeutico, in Italia abbiamo l’enorme vantaggio di avere già delineati e chiariti dall’istituzione gli effetti fisiologici attribuibili ad ogni pianta. Da qui siamo partiti e abbiamo ideato un percorso per verificare la sostenibilità bibliografica e scientifica di tali claims e della tradizione della pianta e dei preparati nella lista italiana. La lista italiana è quella più completa ed esaustiva tra tutte le liste positive nei vari paesi europei. Pertanto, se il modello di database a supporto funziona per la lista nazionale, può essere facilmente estendibile agli altri paesi dell’unione.
 
Se per la definizione della lista Belfrit hanno collaborato diversi paesi tra cui l’Italia, il progetto su cui il GdS ha concentrato le sue energie nell’ultimo biennio ha una firma esclusivamente italiana. Segno dell’eccellenza del nostro paese nell’utilizzo e nello studio dei botanicals?
Assolutamente si. La tradizione italiana nell’utilizzo di botanicals in formulazioni di integratori alimentari è decisamente la più importante e strutturata in Europa. In Italia abbiamo una lista positiva di piante utilizzabili negli integratori alimentari, riconosciuta dal Ministero della Salute da decenni. Alla lista di piante di tradizione italiana, il ministero italiano ha affiancato una seconda lista, frutto del lavoro di collaborazione con Belgio e Francia, e ora si accinge a fondere le due liste in un’unica declinazione di piante che vuole essere la base anche per gli altri paesi dell’Unione. Noi come GdS siamo partiti da qui per realizzare un modello che valorizzasse il lavoro delle nostre istituzioni anche e soprattutto alla luce dell’esperienza delle aziende italiane che operano in questo settore. La realtà italiana è un ottimo spunto per poter realizzare un progetto di successo da esportare negli altri paesi.
 
Il risultato di tanto lavoro, realizzato in collaborazione con partner eccellenti, è un database che verrà presentato ufficialmente a novembre. Come è stato strutturato e perché?
Il database nasce da un’esigenza di semplificazione. Ci siamo trovati di fronte ad un’enorme lista di piante (più di 1200 piante) da valutare e razionalizzare. La scelta delle piante da cui partire e del modello di lavoro sono state le sfide iniziali. Una volta capito come muoversi e da dove iniziare, ci siamo trovati di fronte alla seconda sfida, vale a dire come concretizzare questa intuizione. E’ stata fondamentale in questa fase la partnership con le eccellenze accademiche ed informatiche. L’integrazione tra le competenze e la passione di ciascuno nel progetto ci hanno portato ad un risultato davvero sorprendente. Se dovessi riassumere in poche parole la principale caratteristica del nostro database, punterei tutto sulla semplicità di lettura di uno scenario complesso. Questo penso sia il principale punto di forza del nostro database: è facile da leggere e comprendere per tutti e di semplice utilizzo. Il database è strutturato in una tabella iniziale che riassume le informazioni principali: pianta (nome botanico e nome comune), parte di pianta, principale segmento di utilizzo (es. funzioni intestinali), sostenibilità della tradizione d’uso e sostenibilità delle indicazioni. Per ogni pianta poi si declinano specifiche pagine che raccolgono la bibliografia e la documentazione a supporto di ciascun aspetto di interesse, vale a dire: informazioni generali sulla pianta, articoli scientifici e testi a supporto di ciascuna indicazione, bibliografia a supporto della tradizione d’uso della pianta e preparati di riferimento, analisi dei claims EFSA, approfondimento sulle monografie di riferimento e infine liste positive in cui la pianta è presente.
 
Definito il database, qual è oggi l’obiettivo per FederSalus ed il GdS?
L’obiettivo ora è duplice. Fare di questo database un valido strumento che aiuti le aziende nella scelta dei botanicals più idonei per tradizione d’uso e indicazioni fisiologiche a formulazioni di integratori alimentari e rendere il database fruibile alle istituzioni. L’obiettivo più ambizioso è proprio quello di rendere la nostra “raccolta dati organizzata”, il modello a supporto e la modalità di giustificazione a livello europeo della tradizione d’uso per i botanicals in Europa.
 
Quali sono i prossimi step?
Ora ci stiamo impegnando nella fase di validazione della banca dati. La stiamo presentando a istituzioni ed esperti, in modo da raccogliere input e suggerimenti e renderla forte e solida per l’ingresso in Europa. Vogliamo che siano esperti ed istituzioni a testare la bontà del nostro sistema e verificare che le basi su cui il modello si poggia siano condivise e condivisibili, solide a sufficienza per essere esportato in Europa.
 
FederSalus ringrazia tutti i membri del Gruppi di Studio e in particolare la Dr.ssa Stefania Mariani per l’eccellente contributo e supporto al progetto.